Con un po’ di ritardo, vorrei raccontare qualcosa della “tre-giorni” che abbiamo fatto a luglio in Val d’Aosta con il Maestro, Beo, Emanuele, Frankie, Alberto.
Nella migliore tradizione di Scaramuccia, sono stati giorni intensi, vari, impegnativi, belli.
Ci siamo trovati al parcheggio della funivia del Monte Bianco il venerdi’ sera tardi. Dopo una notte passata sotto lo stellato di un cielo stupefacente (soprattutto per noi cittadini), abbiamo preso la funivia e ci siamo incamminati per raggiungere l’attacco della via Contamine alla punta Lachenal. Un’oretta e mezza di cammino su un ghiacciaio meno crepacciato del solito, un avvicinamento abbastanza tranquillo e veloce alla parete, senza dovere zigzagare troppo o faticare piu’ di tanto per superare la terminale. Gigi e’ partito con la solita sicurezza su un granito favoloso, cui però noi, abituati ad un più confortante calcare, abbiamo dovuto abituarci pian piano. Eh già, il granito offre una aderenza ottima, però offre pure pochi appigli per le mani, e pochi appoggi per i piedi, ed offre fessure verticali e lunghe che spesso uno non sa bene come prendere….E poi, l’itinerario che abbiamo seguito, una commistione tra “harold e maude” e la “contamine”, non era protetto granche’: al di fuori delle soste e di uno o due chiodi, il maestro ha protetto sempre con dadi e friends, non sempre facili e comodi da mettere. In ogni caso, si sa: in alta montagna le vie sono sempre bellissime, l’ambiente e’ sempre d’eccezione, la soddisfazione massima, e direi che ancora una volta mi sento di condividere questo tipo di descrizione, di sicuro rispondente a quanto provato anche se decisamente trita e ritrita.
Ritorno faticoso, anche in questo caso nel pieno rispetto della tradizione: la salita dalla Vallee Blanche alla funivia di Punta Helbronner, dove una volta c’erano gli skilift per lo sci estivo, e’ una cosa che mette a dura prova ogni scalatore, specie se stanco dopo una giornata di scalata in quota.
Notte al rifugio Torino e discesa a valle la mattina successiva. Andiamo a fare la via Venus, parete dei Titani in Val Ferret. E’ una via attrezzata a spit, non serve portare nulla se non i rinvii ed il materiale per scendere in doppia. Saliamo su una roccia splendida, con placche dal 5c-6a in su e con strapiombi di 6b-6c. Si va su bene, tranquilli. Dopo 6 o 7 tiri, il tempo peggiora decisamente: il temporale si avvicina velocemente, anche se la parete e’ attrezzata l’ambiente e’ di montagna, decidiamo di scendere. Arriviamo alla base praticamente asciutti, ci hanno preso solo poche gocce, il temporale ci e’ letteralmente girato intorno e se ne e’ andato. OK, abbiamo il tempo per mangiare, per fare la spesa e per andare a cucinare a casa mia, un piccolo chalet di legno tra Aosta e Pila. La pastasciutta di Beo e’ una mano santa, il vino ci aiuta a rilassarci ulteriormente se mai ce ne fosse bisogno…. Ce ne andiamo a letto dopo una grappa e dormiamo il sonno dei giusti.
Ultima giornata al pilastro Lomasti, una struttura di gneiss che sta sopra ad Arnad e Machaby. In zona ci sono due o tre pareti che hanno vie spittate di varia lunghezza e difficoltà. Le vie sul pilastro sono tutte impegnative, dal 6a in su. Attacchiamo la via Silvie: dopo un breve tiro di quarto (e te lo raccomando….), si continua con difficoltà di 6b-6c ed anche più. Ci impegniamo al massimo, per superare l’n-ma placca ci produciamo in audaci e soprattutto opportuni passaggi in artificiale, improvvisando staffe con i cordini ed acchiappandoci a tutti i rinvii. In un modo o nell’altro, saliamo per quattro tiri, dopodiché scendiamo: siamo più che soddisfatti, si e’ fatto tardi, dobbiamo tornare.
Birra, patatine e macchina, qualcuno di noi va a casa, qualcun altro finirà la settimana andando ancora in giro in Val d’Aosta ed in Francia.
Ciao a tutti
Carlo
|